Tortura, l'Italia attende una legge da 29 anni

Il patteggiamento del governo italiano per Bolzaneto, in occasione del G8 di Genova, ha fatto ripartire il dibattito sul reato di tortura. L’Italia aspetta ancora una legge del genere, nonostante abbia firmato la convenzione Onu in merito. Alessandro Guarasci:
Rischia di slittare a dopo Pasqua il provvedimento sulla tortura, all’esame del Senato. Eppure è alla terza lettura parlamentare. L'art. 1 prevede che la tortura sia punibile con la reclusione fino a 15 anni e riguardi chiunque  "con violenza o minaccia” provochi “a una persona a lui affidata, o comunque sottoposta a sua autorità, vigilanza o custodia, acute sofferenze fisiche o psichiche". Patrizio Gonella, presidente dell’associazione Antigone per i diritti nelle carceri:

“Sono 29 anni e non è mai stato fatto. Questo è lo scandalo. Quindi non è una richiesta della Corte europea dei diritti umani per i fatti specifici di Bolzaneto. No, è una richiesta che ha una lunga storia, 29 anni di inadempienze da sinistra e da destra, 29 anni di indifferenza, 29 anni di imposizione all’obbligo da parte degli organismi internazionali, di presa in giro degli organismi internazionali”.

Le forze politiche e i sindacati di polizia negli anni si sono divisi su questo tema. Il Silp Cgil chiede di fare un passo in avanti. Il segretario generale Daniele Tissone:

“Noi crediamo che l’introduzione del reato di tortura in Italia possa sì disincentivare comportamenti non corretti, però nello stesso tempo può essere parte di un intervento ben più ampio individuando anche corretti protocolli di intervento proprio per non cadere in tipologie del reato stesso. L’operato delle forze di polizia è essenzialmente rivolto a far rispettare le leggi, a tutelare anche le libertà fondamentali del cittadino”.

Quanto avvenuto a Genova nel 2001 ha fatto da detonatore, afferma Ilaria Bracaglia, dell’associazione Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura:

“Genova ha semplicemente messo sotto i riflettori mediatici quello che succedeva nelle caserme e quello che magari succede in alcuni casi nei Tso, quello che succede nei confronti nei migranti nei centri di prima accoglienza piuttosto che in altri luoghi. Penso anche a tutto quello che è successo dopo Genova: penso a Federico Aldrovandi nel 2005, a Stefano Cucchi nel 2009. Purtroppo non credo che siano dei casi del tutto isolati”.

In parte delle forze politiche ci sono resistenze inconcepibili, dice Gonnella di Antigone:

“C’è quella che è una sciocchezza colossale: la paura di inimicarsi le forze di polizia, proprio gli operatori, sostenendo che questo è un reato pensato contro. In realtà questo è un reato pensato per le forze di polizia, perché la previsione di un reato di questo genere dà la possibilità di incriminare i responsabili che sono pochi, una parte, una minima parte. La mancanza del reato, invece, getta ombre e  fango su tutti.

Presto o tardi che sia approvata la legge, le forze dell’ordine avranno bisogno di indicazioni chiare, ribadisce Tissone del Silp Cgil:

“La formazione è strategica, è fondamentale e deve portare l’operatore anche nelle condizioni di poter svolger al meglio i propri compiti, le proprie funzioni nell’interesse del cittadino e di tutta la collettività”.

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