Silp Trieste Questura "invasa" dai profughi in fila, l'allarme sindacale.
“Sfondato” stamattina il cancello d’ingresso della Questura. Un centinaio di migranti che erano da ore in attesa in via del Teatro Romano, hanno irrotto all’interno dell’area di “sicurezza” della Questura. Solamente per puro caso, e grazie all’intervento dei pochi colleghi presenti a quell’ora, nessuno si è fatto male.
Fin qui niente di nuovo, se non il fatto che, come al solito, ci ritroviamo a parlare della mancanza di uomini, mezzi e strumenti adeguati per sostenere l’arrivo di rifugiati/richiedenti asilo (minori non accompagnati compresi) e del conseguente lavoro da svolgere. Facile parlare del rilascio dei permessi di soggiorno senza nemmeno sapere quali sono i tempi necessari ad istruire una pratica e completarla con il rilascio (o diniego) del permesso.
Non parliamo poi dei problemi legati alla sicurezza della Questura, che ancora una volta ha dimostrato tutta la sua vulnerabilità (a San Sabba sarebbe stato ancora peggio) e che, come nuovamente dimostrato oggi, potrebbe facilmente rappresentare l’appetibile obiettivo di qualche “malintenzionato”.
Purtroppo, per affrontare e gestire al meglio le problematiche legate ai flussi migratori e garantire la sicurezza dei cittadini e dei colleghi, servono immediatamente risorse strumentali, strutture adeguate e personale.
Le donne e gli uomini della Polizia svolgono un ruolo fondamentale e devono essere assolutamente messi nelle condizioni di lavorare nel migliore dei modi. Ora, invece, operano in una situazione di enorme difficoltà (sono al massimo 20 i permessi di soggiorno che riescono ad essere emessi quotidianamente), per carenza di personale, in locali inadeguati, con spazi inidonei alla ricezione del pubblico e privi anche di servizi igienici.
Una soluzione va trovata e in fretta (magari uffici dismessi da altri enti?) evitando fantasiose soluzioni (es. il Commissariato di San Sabba), che non farebbero altro che spostare il problema, sicuramente non risolverlo. Con la dotazione organica ferma agli anni ’80, non è più possibile fronteggiare simili situazioni e non vorremmo doverci trovare ad affrontare nuovamente episodi simili a quello accaduto a marzo 2014, quando un giovane afgano, dopo aver aggradito e rapinato il collega di guardia, ha prima cercato di sparare al giovane poliziotto e ad altre persone, per poi uccidersi davanti alla chiesetta poco distante. Ovviamente, l’episodio è stato subito minimizzato e ricondotto al gesto di un folle e non al tentativo di un attentato suicida.
Ogni giorno perso nel non voler trovare una soluzione adeguata, sicura e dignitosa per tutti, è un giorno di colpevole ritardo, che nega ai cittadini e alle donne e uomini della Polizia di Stato, il diritto di lavorare e ad accedere in ambienti sicuri e dignitosi. …e non basta certamente una Festa della Polizia a risolvere la situazione.
Trieste, 12 aprile 2017