Settembre, tempo di proselitismo tra i sindacati di Polizia. Voglio fare una premessa. Al Silp Cgil, da sempre, non interessano le tessere fini a se stesse, compreso chi si propone con pacchetti di consensi alla ricerca di un riconoscimento personale; pratiche peraltro destinate a far "crescere" in maniera disomogenea e distorta organismi e strutture senza un fidelizzazione sul merito che attenga a scopi e obiettivi quantomeno trasparenti.

Questi mali del nostro sindacalismo vanno estirpati perché la frammentazione, il mero calcolo personale come le aggregazioni di comodo servono soltanto alla nostra Amministrazione per "dividere e comandare", come insegna un noto motto latino. Il sindacato di Polizia che abbiamo l'onore di rappresentare è l'espressione della più grande organizzazione confederale italiana, la Cgil. Ed è l'unico che, concretamente, può offrire una reale, concreta e fattiva tutela al lavoratore in divisa. Lo può fare perché non è un sindacato asseritamente "autonomo" o "indipendente", che risponde a logiche corporativistico-populiste che danneggiano, in primis, gli stessi operatori. > Questo ruolo lo lasciamo ad altri.

Per noi al primo posto c'è la dignità del lavoro e dei diritti dei lavoratori che devono essere salvaguardati sempre e comunque. Noi combattiamo, al tavolo e nelle piazze, per ottenere un buon Contratto, ma pensiamo anche che i temi della sorveglianza sanitaria, della formazione e delle pensioni siano primari per un Poliziotto che rischia la vita con uno stipendio da 1.400, 1.500 euro mensili, con uno straordinario pagato meno dell'ordinario e con un sistema di turnazione che, protratto negli anni, è destinato ad incidere sulla nostra stessa salute. Noi siamo il sindacato dei diritti e dei valori, crediamo che un Poliziotto possa operare e vivere bene in una società dove anche altre categorie di lavoratori operano e vivono bene: un operaio padre di famiglia che perde il posto di lavoro scenderà in piazza a protestare e così farà pure un insegnante precario che non riesce a stabilizzarsi. Chi perde tutto per forza di cose è adirato. E chi porta una divisa ne paga spesso anche lui il prezzo.

Non serve Pasolini a ricordarci che siamo tutti sulla stessa barca. Quelli che ho fatto sono solamente alcuni esempi, ma rendono bene l'idea di ciò che siamo e soprattutto di ciò che dovremmo essere: "Polizia tra la gente", recita un noto slogan. Non certo "Polizia corporativa", chiusa nelle caserme e lontana dalla società civile. Per contrastare questa tendenza abbiamo ottenuto la smilitarizzazione e la sindacalizzazione nel 1981. A conquistarla è stata la Cgil, sono stati i sindacati confederali, non certo altri. Il "corporativismo" è uno dei principali mali del nostro panorama sindacale, quello che nell'immediato sembra pagare perché tocca demagogicamente e populisticamente la pancia del personale, ma che nel medio - lungo periodo peggiora soltanto le cose.

Cosa che puntualmente sta avvenendo. Chi fa sindacato per il Silp Cgil ci mette la faccia. Sempre. Il sindacalista del Silp Cgil non è un sindacalista di professione, ma per mandato dei colleghi. I nostri quadri e delegati non inseguono prebende ma servono, quotidianamente, coloro che rappresentano nei singoli posti di lavoro. Chi si unisce alla nostra Grande famiglia sa che noi siamo il Sindacato. Quello vero. Quello che, pur con i limiti e i difetti che tutti quanti noi possiamo avere, cerca di onorare il significato più profondo di questa parola: "Insieme per la Giustizia". E' questa, credo che sia la cosa più importante.

Provare per credere.

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