Contratto Polizia e Forze armate. Tissone (Silp Cgil): ancora da garantire tutele e diritti per assicurare piena funzionalità ed efficienza nell’interesse dei cittadini

Con Daniele Tissone, segretario generale del Silp Cgil, il sindacato che organizza i lavoratori “in divisa”, facciamo il punto sulla lunga e difficile trattativa per il rinnovo del contratto bloccato da molti anni, come tutti i contratti del pubblico impiego sui quali sono in corso trattative. Ad oggi è stato firmato il contratto degli statali che riguarda un comparto della pubblica amministrazione di cui fanno parte poco meno di trecentomila lavoratori. Ancora in corso trattative, oltre che sul contratto per le forze di polizia, che riguardano i comparti dell’istruzione, della sanità e degli enti locali.

Tissone, l’Aran ha firmato il contratto per le funzioni centrali degli statali, voi a che punto siete?

Va innanzitutto precisato che, dopo il primo incontro interlocutorio avuto con il governo il 25 di luglio, le rappresentanze sindacali del comparto sicurezza e difesa non ricevettero più alcun segnale da parte dell’esecutivo rispetto ad un calendario certo di convocazioni. Cosa che ci ha costretti, insieme a Fp Cgil, ad indire una giornata di mobilitazione per il 21 dicembre. Giornata durante la quale ci pervenne la notifica di una seconda convocazione per il giorno successivo dove finalmente apprendemmo l’entità delle risorse disponibili per il rinnovo.

A quanto ammontano le risorse contrattuali complessive?

A 779 milioni di euro per i 431.500 (conto annuale 2005) operatori del Comparto Sicurezza e Difesa (cifra al netto del lordo di amministrazione e contribuzione, Irap e oneri riflessi) per il 2018 e a regime. Sul versante degli arretrati, saranno invece circa 74 i milioni di euro destinati per il 2016 con 200 milioni di euro per il 2017; somme che verranno erogate attraverso “una tantum”. 176 milioni di euro sono la allocazione per la sola Polizia di Stato. A queste cifre si sommano ulteriori 150 milioni di euro scaglionati in 50 milioni nel 2018, 100 milioni nel 2019 e 150 milioni nel 2020. Tali risorse, spalmate tra il 2018 e il 2020 sono frutto di un emendamento votato prima della fine della legislatura che destinava le stesse alla previsione dell’aumento della retribuzione dello straordinario nella misura di 120 milioni di euro e in misura di 30 milioni (15 +15) per finanziare la dirigenza e il FESI sotto forma di uno specifico DPCM.

Queste le risorse, e la trattativa?

Vengo al punto, premesso il tempo finora inutilmente trascorso di certo non per nostra volontà, come Silp Cgil abbiamo da subito preteso che venisse garantita sul fisso una cifra, in particolare per le qualifiche più basse, che fosse in grado di recuperare quanto più possibile rispetto alla perdita di potere d’acquisto determinatasi in questi lunghi anni. Abbiamo anche chiesto che sul secondo livello di contrattazione andassero più risorse possibili per compensare il disagio di chi svolge attività operativa. In questo senso va ridimensionato il ricorso al lavoro straordinario attraverso una migliore gestione delle risorse a disposizione. Nel contempo abbiamo preteso una discussione vera sulla parte normativa prevedendo anche nuovi istituti su welfare e tutela assicurativa.

Le vostre proposte sono state finora accolte?

Diciamo che la proposta di questi giorni avanzata dal governo volta ad allocare il 90% delle risorse contrattuali sul fisso e il 10% sull’accessorio va in tale direzione, stesso dicasi nell’aver rivisto le destinazioni delle risorse della specificità che, come noi avevamo chiesto, debbono finanziare il disagio di quegli operatori che svolgono attività nelle 24ore premiandone lo sforzo. Tutto questo non era per nulla scontato visto il clima in cui erano iniziate le trattative.

Cosa ancora manca?

Dire che le risorse a disposizione sono adeguate dopo otto anni di blocco contrattuale è pura pazzia ma, non per questo, indietreggeremo nel corso del confronto volto a garantire sempre maggiori tutele e diritti per il nostro personale e questa inversione di rotta dell’esecutivo, che ha recentemente ritenuto di convergere sulle nostre posizioni, è la dimostrazione più evidente della bontà delle nostre proposte. Il punto oggi è poter portare a casa il massimo per il nostro personale anche sotto il punto di vista normativo in un comparto dove le libertà sindacali non sono piene. Penso, anche, ad una estensione di tutte quelle tutele e diritti tuttora negati che favorisca, migliorandole, le condizioni di vita e di lavoro delle donne e degli uomini che vestono una divisa, mondo militare compreso. In queste ore stiamo faticosamente cercando di fare questo anche nell’interesse dei cittadini a cui dobbiamo sempre più elevati standard di funzionalità e di efficienza che, anche attraverso la partita contrattuale, possiamo e dobbiamo poter elevare al meglio.

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