Le parole sono pietre, così Carlo Levi alcuni decenni fa intitolava un suo meraviglioso libro - denuncia sulla situazione siciliana. Una espressione che oggi viene utilizzata in tutta la sua polisemia per dire che il peso delle parole colpisce non meno dei fatti e, anzi, per certi versi può rappresentare un elemento di gravità che va a peggiorare la realtà contingente.

Da alcune settimane, con l'insediamento del nuovo governo, abbiamo assistito a un cambio di narrazione a cui tutti, probabilmente, dobbiamo abituarci. Non possiamo però abituarci all'intolleranza delle parole che spesso, lo insegna la storia, è prodromica all'intolleranza dei fatti.

Sono state intolleranti a suo tempo le parole del ministro dell'Interno Claudio Scajola che definì Marco Biagi un "rompicoglioni" e a cui alla fine fu tolta la scorta, con le conseguenze che tutti conosciamo. E sono intolleranti, allo stesso modo, le parole dell'attuale titolare del Viminale nei confronti di Roberto Saviano, atteso che oggi le decisioni di assegnare o meno una protezione non dipendono direttamente dalla politica (anche se le parole sono pietre), ma dall'Ucis, l'Ufficio Centrale interforze per la Sicurezza Personale, istituito nell'ambito del Dipartimento di pubblica sicurezza, che compie analisi e raccoglie informazioni relative alle situazioni personali di rischio utilizzando lo straordinario lavoro dei colleghi degli uffici investigativi.

Sono intolleranti, senza minor gravità, le parole destinate in questi giorni e in queste settimane contro i migranti, contro gli stranieri, contro le donne e i bambini che sono protagonisti delle migrazioni che nessuno può fermare. La politica ha il dovere, come fanno i poliziotti, di lavorare a testa bassa ogni giorno cercando di trovare soluzioni che coniughino sicurezza e accoglienza, non fomentando odio con parole fuori posto.

E a proposito di poliziotti, fa specie vedere che chi fino all'altro ieri era sindacalista e oggi siede in Parlamento non trovi di meglio che attaccare e dileggiare lavoratrici e lavoratori in divisa che lottano soltanto per esprimere il diritto, come tutti noi, a vivere con libertà le proprie scelte anche in campo sessuale.

Noi come Silp Cgil abbiamo sempre detto che giudicheremo il nuovo Governo e la nuova maggioranza alla prova dei fatti. Le richieste in materia di risorse, assunzioni, contratto, riordino e pensioni per le forze dell'ordine, solo per citare alcuni dei principali temi della nostra agenda, sono già note a chi oggi ha la responsabilità e l'onere di governare questo Paese.

Al momento registriamo, sul piano delle parole, ben altro. E questo "altro" non ci piace. Neanche un pò. 

Daniele Tissone
Segretario Generale SILP CGIL

 

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