Serve un passaggio di appartenenza effettiva per questi straordinari campioni che, come Bebe Vio, per noi già appartengono alla Polizia di Stato e non solo alle Fiamme Oro.

 

 

Lettera al Capo della Polizia

Grazie all'importante convenzione firmata nel 2012 tra il gruppo sportivo Fiamme Oro e il Comitato italiano paralimpico (Cip), si è realizzato un accordo di collaborazione per lo sviluppo tecnico e agonistico delle attività sportive per i disabili e, in particolare, per gli atleti disabili riconosciuti di livello internazionale. Gli atleti paralimpici, analogamente a ciò che avviene anche in altri Corpi dello Stato, vengono tesserati per il gruppo sportivo, hanno accesso alle strutture sportive del gruppo stesso e ricevono un rimborso spese vive in relazione anche ai contributi che il Cip eroga. La possibilità per i disabili di far parte delle Fiamme Oro rappresenta una positiva novità, impensabile fino a qualche anno fa, che nasce all'indomani dello straordinario successo delle Paralimpiadi di Londra. Si tratta di sportivi noti come Bebe Vio, Alessio Sarri, Giulia Ghiretti e Michele Ferrarin oltre ad altri.

Oggi riteniamo che sia giunto il tempo di fare un ulteriore passo avanti perché questi atleti sono "in forza" alle Fiamme Oro, condividono l'impegno e le fatiche degli altri campioni del gruppo sportivo, ma non fanno parte della Polizia di Stato, non percepiscono uno stipendio e al termine della carriera non hanno la possibilità di permanere nei ruoli. Crediamo pertanto che sia opportuno, anche in vista delle prossime Paralimpiadi di Tokio del 2020, realizzare un altro, fondamentale passaggio. Quello di far sì che queste ragazze e questi ragazzi possano far parte a tutti gli effetti della nostra Amministrazione. Una reale appartenenza per questi campioni che ogni giorno vincono e combattono con la vita, "un modo straordinario per annullare la distanza fra atleti normodotati e atleti con disabilità", come ha scritto tra l'altro proprio Bebe Vio nel suo libro 'Se sembra impossibile allora si può fare'.

È opportuno ricordare, infine, che il Ministero della Difesa già da alcuni anni permette ai militari che hanno contratto lesioni o malattie invalidanti e permanenti nell’adempimento del proprio dovere di entrare a far parte dei rispettivi Gruppi sportivi paralimpici restando a tutti gli effetti un appartenente alla propria Amministrazione.

Si chiede pertanto di valutare con attenzione quanto proposto.

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