Ai delegati che mi hanno votato e riconfermato segretario generale a Rimini sento il dovere di esprimere un grazie sincero.
Ringrazio altresì tutto il gruppo dirigente, a partire dalla segreteria nazionale uscente, che ci ha finora permesso di raggiungere importanti e ambiziosi obiettivi.
E' stato un congresso vibrante e intenso, come nel nostro stile, che ha evidenziato il bilancio delle molte cose fatte e delle tante cose ancora da fare.
Siamo arrivati al ventennale del nostro sindacato - che ha nella tutela dei lavoratori in divisa e nella confederalità il suo Dna più autentico - percorrendo una strada a tratti non facile e sicuramente ancora lunga da attraversare, ma necessaria se vogliamo continuare a riformare davvero la Polizia di Stato e l'intero comparto sicurezza.
Sul piano generale, vi è il bisogno di recuperare quella vocazione al riconoscimento di maggiori diritti che sono la base per adempiere nel modo migliore ai propri doveri.
Un paradigma che, con fatica, si sta imponendo anche tra i militari dove l'arrivo del sindacato è destinato a spazzare via le ultime opacità che impediscono il reale miglioramento della qualità di vita e di lavoro di quel personale.
Oggi non solo molti diritti acquisiti vengono messi in discussione - si pensi ai temi della genitorialità, della mobilità, delle pensioni, della previdenza complementare -, ma spesso si tende anche a negare la discussione su quelli nuovi.
Si è parlato molto e giustamente della presenza di Michela Pascali nella file della segreteria nazionale.
La sua elezione, fortemente voluta dal congresso e dal nuovo comitato direttivo nazionale, non rappresenta solo l'emblema delle battaglie Lgbt.
Michela, assieme alla nuova segreteria, sarà concretamente e realmente dalla parte di tutti i colleghi nella quotidiana battaglia per ottenere un contratto migliore, un incremento degli stipendi e delle indennità accessorie, una parte normativa degna di questo nome, un riordino che superi le sperequazioni e nuove assunzioni.
Questo solo per citare le sfide che ci attendono tra gennaio e febbraio.
La legge di bilancio, è bene ricordarlo nuovamente, non ha stanziato risorse adeguate per il rinnovo del contratto o per i correttivi del riordino.
Siamo infatti ben al di sotto di quanto appostato dai governi precedenti che tante critiche hanno ricevuto proprio da chi oggi ha l'onore e l'onere di guidare questo Paese.
I nuovi arrivi di poliziotti annunciati in pompa magna dal ministro dell'Interno nelle grandi città sono quelli già previsti un anno fa e non compensano, minimamente, gli imminenti pensionamenti.
Da giugno, da quando il governo si è insediato, abbiamo chiesto al ministro Salvini, purtroppo inascoltati, di dar corso al decreto di scorrimento già approntato dal suo predecessore.
Si sono persi quasi 8 mesi. Ora forse - come abbiamo peraltro richiesto - ci auguriamo che si possa arrivare ad uno scorrimento delle graduatorie del concorso pubblico per 1.148 Allievi Agenti con una norma ad hoc da inserire nel cosiddetto "decreto competitività", che potrebbe essere approvata entro febbraio. Staremo a vedere.
Il dato certo è che siamo colpevolmente in ritardo di un anno e che i nostri uffici e reparti, che tra l'altro continuano a chiudere nonostante l'annunciato stop alle soppressioni, restano in asfissia di risorse, uomini e mezzi.
Lavoro, sicurezza, legalità, diritti: sono stati questi i temi che hanno caratterizzato la recente due giorni del Congresso Nazionale Silp Cgil e che soprattutto continueranno a delineare l'azione della nostra organizzazione sindacale.
Non abbiamo timore delle sfide difficili.
In tal senso lavoreremo, da subito, per dare nuove regole  alla rappresentanza in Polizia rivedendo le stesse in un'ottica di maggior democrazia e trasparenza.
Ci spaventano semmai l'omologazione e la narrazione farlocca di chi tratta le questioni che riguardano le forze di polizia con atteggiamento securitario e demagogico, lasciando irrisolti tutti i problemi, aggravando, anzi, il lavoro di chi porta una divisa, perché il continuo richiamo a toni esasperati incide non poco sulla pace sociale.
Noi ci siamo e ci saremo sempre.
Dalle parte della lavoratrici, dei lavoratori della Polizia di Stato e dei cittadini.
Forti anche di un consenso che negli ultimi 3 anni è cresciuto e si è consolidato.
Un consenso che, se continueremo a lavorare nella giusta direzione, non potrà che continuare a crescere.

Il Segretrario Generale
Daniele Tissone

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