Editoriale di Daniele Tissone

Il giorno dopo i funerali di Mario Cerciello Rega e al netto degli sviluppi delle indagini che competono alla magistratura, di questa brutta storia restano 2 sole, lapalissiane e tristi verità: la prima, la peggiore, è la morte di un vice brigadiere dell'Arma dei Carabinieri, un mio collega che aveva soli 35 anni, ucciso in modo barbaro mentre stava facendo il proprio lavoro; la seconda è la "dodicesima coltellata" evocata dal generale Nistri proprio durante le esequie del povero Mario. E che cos'è questa dodicesima coltellata? Non è difficile da capire. L'uso sconsiderato dei social, quella benda sugli occhi del sospettato, la retorica, la polemica politica che non si placa. Il mix di tutto questo che abbiamo visto abbondantemente all’opera in questi giorni. La continua strumentalizzazione dei temi della sicurezza, che dovrebbero essere trattati in modo più serio e competente, genera ansia e svia dai problemi reali e dall’oggettività. In questo modo la paura può diventare risorsa preziosa per la legittimazione politica e la costruzione del consenso. Purtroppo anche la vicenda del carabiniere accoltellato a Roma non è sfuggita a questa terribile regola. Questa continua enfasi sulla criminalità distoglie da quelle che sono le preoccupazioni reali come lavoro, occupazione, formazione, anche nel campo della sicurezza. Osservo anche che incanalare preoccupazioni e frustrazioni verso un nemico facilmente riconoscibile - paura e insicurezza - è il fine reale della securizzazione, ovverosia la messa in sicurezza di tutto. Affermo questo con lo spirito libero e la coscienza critica di un sincero poliziotto democratico. La reazione di una politica normale e di un ministro normale di fronte a un fatto del genere dovrebbe essere concreta: perché non parlare di equipaggiamenti, di misure di protezione individuale, di giubbotti antitaglio e antiproiettile da fornire a tutti e nella qualità migliore possibile? Possiamo, forse, cominciare a saldare il nostro debito con il vicebrigadiere Rega partendo da qua. Ma senza risorse sono e restano solo parole. Quelle che in qualche modo rischiano di dare la dodicesima coltellata a chi ne ha già patite undici, lasciando troppo presto una vita e degli affetti che erano tutti da vivere.

Segretario Generale Silp CGIL

Pubblicato su Huffington Post

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