È inaccettabile che tante lavoratrici e tanti lavoratori della Polizia di Stato siano stati "costretti" a svolgere il consueto fotosegnalamento e le correlate attività di indagine nei confronti di migranti sbarcati illegittimamente sul territorio nazionale senza avere preventiva contezza dello stato di salute di queste persone, con particolare riferimento al Covid-19.

La segnalazione è giunta dalla Segreteria Regionale Silp Cgil Calabria ed è stata prontamente girata al Dipartimento della pubblica sicurezza da parte della Segreteria Nazionale del nostro sindacato. I fatti si riferiscono alla serata del 10 luglio scorso quando la provincia di Reggio Calabria è stata interessata dallo sbarco di un considerevole numero di migranti.

Nella fattispecie, alle ore 23 di quella giornata, dopo essere stata intercettata a largo delle coste calabresi nelle prime ore del pomeriggio, è giunta presso il porto di Roccella Jonica (località della costa Jonica a circa 130 km a nord dal capoluogo reggino) un’imbarcazione con a bordo 70 migranti di nazionalità pakistana, tutti di sesso maschile e di cui circa 20 minori non accompagnati. Nell’immediatezza ne è stato disposto lo sbarco e gli stessi sono stati radunati lungo la banchina del porto, sottoposti ai primi accertamenti da parte della autorità sanitarie e successivamente traferiti a bordo di pullman presso la locale palestra comunale.

Presso tale struttura, già utilizzata in passato in simili eventi e la cui inidoneità avrebbe dovuto essere cosa ormai acclarata, hanno preso avvio le attività di fotosegnalamento (operate in loco da personale della Polizia Scientifica del Commissariato PS di Siderno Marina e protrattesi per tutta la notte) e la correlata attività di polizia giudiziaria svolta sia da personale della Polizia di Stato che della Guardia di Finanza. Fin qui tutto potrebbe apparire il naturale sviluppo delle attività di competenza delle Forze di Polizia in situazioni simili, una sorta di normalità operativa che i lavoratori delle forze  dell’ordine hanno affrontato centinaia di volte nel corso degli anni, tutto normale se non fosse per un particolare contingente: il Covid-19!

Infatti tutte le attività di cui si è detto sono state compiute, seppur con operatori dotati di mascherine, guanti ed una eccezionale dose di sanissimo buonsenso personale, ancor prima di  sapere se tra i soggetti appena sbarcati vi fossero fenomeni di positività al Covid-19, cosa che solo al termine delle operazioni e del rientro degli operatori presso le rispettive abitazioni, ovviamente dopo un doveroso passaggio presso i rispettivi Uffici, si è appreso riguardasse ben 28 soggetti!

Tale arco temporale è stato inframezzato anche dall’accompagnamento dei due presunti scafisti all’interno dei locali del Commissariato di Siderno da parte di personale della Guardia di Finanza.

Sono due le questioni che consideriamo gravi:

  • la prima è legata all’inesistenza di un protocollo operativo standard, che coniughi come abbiamo sempre detto la necessità dell'accoglienza col diritto alla sicurezza (anche della propria salute), da attuare in contesti legati all’immigrazione via mare in tempi di Covid-19;
  • la seconda è riferibile alla circostanza per la quale è stata ritenuta preminente l’identificazione di chi era appena sbarcato e l’effettuazione della connessa attività di PG rispetto all’accertamento ed alla conoscenza certa del loro stato di salute.

Al Dipartimento abbiamo chiesto risposte urgenti.Perché con la salute dei colleghi non si scherza.

 

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