Il Silp Cgil in evidenza sul quotidiano La Stampa, articolo a firma di Francesco Grignetti.

La Stampa (12 ottobre 2020 - versione online)

Italiani sempre più intolleranti alle prescrizioni anti-Covid, si moltiplicano le aggressioni alla polizia Tissone, Silp Cgil: «Siamo preoccupati. Così non va»

Si moltiplicano gli episodi di violenza contro chi porta una divisa. Gli ultimi, a Savona, Sondrio e Trento. Nel primo caso, un gruppo di giovani si è scagliato in branco contro due agenti che avevano fermato un tizio senza mascherina; per difesa, gli agenti hanno sparato colpi in aria. Nel secondo, fuori di un bar, è stato sufficiente che una pattuglia chiedesse a un paio di ragazzi di indossare la mascherina ed è stato subito far-west. A Trento, poi, dentro la stazione ferroviaria, protagonisti due ventenni in evidente stato alterato, c’è stato un primo tempo con aggressioni immotivate a chi si trovava lì, e un secondo tempo ancor più scatenato quando è intervenuta una Volante. «Aggrediti a distanza di poche ore solamente perché chiedevano alle persone di mettere, per la propria salute e per quella degli altri, le mascherine.

Così non va», denuncia Daniele Tissone, segretario del sindacato di polizia Silp-Cgil. La temperatura nel Paese si sta alzando troppo velocemente. E le nuove prescrizioni sanitarie, con obbligo di mascherina anche all’aperto quando non c’è distanziamento minimo, e ora anche con i limiti alla movida, per molti sembrano un affronto intollerabile. È così già da qualche giorno. E infatti il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, un giorno sì e uno no è costretta a diramare comunicati di solidarietà verso poliziotti o carabinieri aggrediti. L’ultimo per l’episodio di Savona: «Ancora grazie a tutte le Forze di Polizia - scrive - che sono impegnate sul territorio nazionale per garantire il rispetto delle misure di prevenzione sanitaria adottate per evitare la diffusione del Covid-19.

Una attività di controllo che stanno svolgendo con grande equilibrio a tutela della sicurezza pubblica e che merita il doveroso rispetto da parte di tutti i cittadini, che, con questi gravissimi comportamenti, dimostrano la totale assenza di senso di responsabilità». Pochi giorni prima ne aveva dovuto diramare uno simile per tre agenti rimasti feriti durante un violento tentativo di fuga di alcuni migranti. Tissone osserva il crescendo, e commenta: «Siamo preoccupati perché viviamo un momento sociale ed economico complesso, aggravato dall'emergenza coronavirus. Le lacerazioni del tessuto sociale già presenti in Italia rischiano di diventare praterie per le organizzazioni criminali, che sfruttano la crisi economica. Del resto registriamo gia alcuni segnali sul territorio, come più volte hanno ricordato il ministro e il Capo della polizia.

Penso ad attività che falliscono o non riaprono, a famiglie che finiscono in mano agli usurai o, peggio, direttamente nelle braccia delle organizzazioni criminali e del loro welfare alternativo, a movimenti estremisti soprattutto di destra che alzano i toni, e a soggetti legati alle mafie che soffiano sul fuoco della protesta e delle sofferenze con l’obiettivo neanche troppo velato di far esplodere la bomba sociale». In questo quadro cupo, si moltiplicano anche le aggressioni spicciole contro le donne e gli uomini in divisa. E ancor di più c’è una violenza diffusa contro i vigilantes privati, che non hanno nemmeno l’organizzazione e l’autorità della polizia. «L'incremento di episodi di intolleranza sono da questo punto di vista un segnale da non sottovalutare, anche alla luce dell'ultima "stretta" in materia sanitaria decisa dal premier Conte». Con l’ottica del sindacalista, visto il super lavoro e le tensioni in più che si vivono in strada, se il governo ritoccasse gli stipendi, non sarebbe male. «Pure per questo poliziotte e poliziotti hanno bisogno di un segnale chiaro di attenzione e vicinanza dal governo: dopo 650 giorni senza contratto di lavoro, è ora davvero di far partire concretamente i tavoli contrattuali e di trovare ulteriori risorse con la prossima legge di bilancio».

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