Mai come quest'anno il Primo Maggio, in piena emergenza pandemica, assume un significato particolare. Il lavoro, fondamento della nostra Costituzione, ha infatti pagato e continua a pagare un prezzo elevato sull'altare dell'emergenza sanitaria. C'è chi il lavoro lo ha perso, chi non riesce a trovarlo, chi ancora non riesce ad arrivare a fine mese. In questo delicato contesto, particolarmente complessa è la situazione delle lavoratrici e dei lavoratori della Polizia di Stato. Noi il nostro lavoro ce l'abbiamo e continuiamo a svolgere questa nostra professione con passione e impegno, ma diventa ogni giorno più difficile far fronte alle crescenti esigenze di sicurezza che arrivano dal Paese e al disagio sociale che non accenna a diminuire. Il nostro compito non è semplice e gli impegni e gli impieghi accresciuti, associati alla cronica carenza di organici, non aiutano. In questi giorni si è aperta, finalmente, la partita del Contratto. Siamo ancora agli incontri preliminari, ma da subito al tavolo della Funzione Pubblica abbiamo posto una condizione irrinunciabile: le risorse per il comparto sicurezza vanno incrementate al pari della necessità tesa a rivedere gli straordinari, affrontando il delicato nodo che riguarda gli aspetti normativi. La tenuta democratica dell'Italia passa anche attraverso il nostro lavoro e la nostra efficienza. Chi ha responsabilità politiche e di governo farebbe bene a ricordarlo sempre. Noi saremo lì a rammentarglielo ogni giorno.

(Dall'editoriale di Daniele Tissone - Ipol 376/21)

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