«Sulla sicurezza non si può arretrare» (fonte: Rassegna.it)

Intervista a Daniele Tissone, segretario generale del Silp Cgil. I rischi del piano del governo e le richieste del sindacato di polizia al centro del congresso nazionale che si svolge a Perugia il 14 e 15 aprile DI CARLO GNETTI

di Carlo Gnetti

La sicurezza va inquadrata nell’ambito più alto dei diritti fondamentali, quali il diritto alla salute, al lavoro, alla conoscenza, alla libertà personale. È un pilastro fondamentale sul quale si basa qualsiasi sistema di democrazia matura. Da questo punto di vista le nostre priorità sono la lotta alle mafie, il riutilizzo dei beni confiscati, il contrasto all’irregolarità del lavoro e all’illegalità economica, la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale”. Così esordisce Daniele Tissone, segretario generale del Silp Cgil, anzi Silp per la Cgil, anche se la denominazione è destinata a cambiare in occasione del IV congresso che si terrà a Perugia il 14 e 15 aprile. Sicurezza e organizzazione delle forze di polizia saranno quindi al centro del dibattito, in un momento particolarmente delicato non solo per l’Italia in generale, ma anche per una delle istituzioni preposte a garantire la sicurezza del paese e della cittadinanza. Il governo infatti, in base alle indicazioni del Dipartimento della Pubblica sicurezza, ha deciso di chiudere 263 uffici di polizia. Nei giorni scorsi, il Silp ha inviato una lettera al ministro dell’Interno Angelino Alfano chiedendo un incontro urgente.

Rassegna Alfano ha affermato che non vi sarà alcun arretramento sulla sicurezza, ma che il governo intende riorganizzare meglio i servizi per dare maggiore efficienza al sistema. Cosa ne pensa il Silp?

Tissone Se effettivamente l’intento del ministro è quello di razionalizzare il sistema e non di militarizzarlo, attraverso la chiusura indiscriminata dei soli presidi della Polizia di Stato, l’unico confronto proficuo e possibile per raggiungere una maggiore efficienza unitamente a tutti gli attori interessati è il tavolo dell’Ufficio per la pianificazione e il coordinamento delle forze di polizia, previsto dalla legge 121/81 proprio per garantire un sistema integrato, evitando duplicazioni, ma anche destrutturazioni selvagge che, a oggi, risultano esclusivamente a discapito della Polizia di Stato. Il sistema sicurezza in Italia è composto da ben cinque forze di Polizia e la dislocazione dei presidi di ognuna di esse deve avvenire in un’ottica complessiva e sinergica. Ciò vale anche in relazione al gravissimo e sempre più diffuso malessere che investe le donne e gli uomini della Polizia di Stato, che da oltre cinque anni sono oggetto di maltrattamenti ripetuti e costanti e ai quali viene chiesto un ulteriore sacrificio. Se le nostre richieste non venissero accolte non resterebbe che il ricorso alla protesta pubblica per richiamare l’attenzione dell’intero paese e dei cittadini.

Rassegna Quali sono dunque queste richieste?

 

 

Tissone Già da tempo abbiamo lanciato il tema dell’unificazione delle forze di Polizia, per sintetizzare, quella tra Polizia e arma dei Carabinieri, restituendo ai servizi specifici le altre forze di Polizia. Dunque, occorre istituire una sola Polizia a competenza generalista, alle dipendenze del ministero dell’Interno, che, avvalendosi da subito di circa 220.000 donne e uomini tra Polizia di Stato e Carabinieri, permetta di restituire ai servizi specifici la Guardia di Finanza, la Polizia penitenziaria e il corpo Forestale dello Stato. Se riporteremo il cittadino al centro del progetto sicurezza, prevedendo meno capi e più operatori, saremo in grado di ridurre i costi del sistema e di incrementare la presenza sul territorio, per una più incisiva azione di contrasto alla dilagante macro e micro criminalità e con un risparmio quantificabile in circa 3 miliardi di euro annui. In un tale nuovo scenario, non vi sarebbe solo un più efficace controllo del territorio, ma anche la possibilità di dare nuovo slancio alle attività d’investigazione, oggi limitate dalla scarsa disponibilità di risorse tecnologiche, a causa dell’inefficienza del sistema. La crescente pervasività di una criminalità organizzata ormai transnazionale, l’inarrestabile fenomeno dell’immigrazione clandestina, il disagio sociale generato dalla congiuntura economica, che, ormai sempre più spesso, si manifesta con atti violenti anche contro le forze di Polizia, dovrebbero imporre la necessità di operare scelte responsabili.

Rassegna E sul piano più specificamente sindacale?

Tissone Il Silp ritiene imprescindibile che le retribuzioni di chi opera nel settore della sicurezza debbano essere all’altezza delle scelte prima descritte. Con la Cgil, inoltre, abbiamo chiesto di avviare un confronto su una riforma delle carriere che restituisca dignità agli operatori di polizia e risposte alla collettività. In questo senso, l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri della revisione dell’assetto delle forze armate, il cosiddetto “strumento militare”, rappresenta un’ulteriore occasione mancata, essendo peggiorativo rispetto alla precedente bozza del 2012, che già presentava difetti e incompletezze, alla luce della scarsità di risorse utili al finanziamento di un progetto organico e complessivo. Per questo non accetteremo compromessi e denunceremo ogni tentativo che non soddisfi a pieno le legittime aspettative di tutti i ruoli della Polizia di Stato.

Rassegna Per la parte organizzativa quali sono i punti principali che porterete al congresso?

Tissone In una fase non facile per la nostra organizzazione abbiamo mantenuto la soglia dei 9.000 aderenti. Il modello organizzativo su cui continuare a lavorare è quello realizzato a partire dal Consiglio generale del 14 marzo 2013, caratterizzato da trasparenza, maggior democrazia interna, maggior coinvolgimento dei territori, più ampia disponibilità di risorse da destinare dal centro alla periferia, incremento delle iniziative sul territorio a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici – anche mediante la prosecuzione dell’intensa vertenzialità nei confronti del Dipartimento della Pubblica sicurezza –, assidua presenza nel dibattito pubblico sui temi della sicurezza e della legalità. Le proposte di modifica statutaria elaborate dalla nostra commissione vanno tutte verso la direzione di rendere sempre più efficace ed efficiente il Silp per la Cgil, avvicinando il nostro tipo di organizzazione a quella della Cgil. Quando diciamo che saremo impegnati a superare gli articoli 82 e 83 della legge 121/81 lo facciamo sapendo che il futuro – se riusciremo a far prevalere la nostra linea – vedrà la piena adesione alla Cgil. Per noi essere confederali non significa demandare alla Cgil le politiche della sicurezza o la difesa dei poliziotti, ma aderire a regole e principi sul modo in cui si deve fare sindacato.

http://www.rassegna.it/articoli/2014/04/14/110830/sulla-sicurezza-non-si-puo-arretrare

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