Comunicato - SILP CGIL Piemonte
Manifestare è un diritto, presidiarlo è un lavoro: serve chiarezza su ciò che accade in piazza
Chi scende in piazza esercita un diritto che la Costituzione tutela. Chi, in divisa, ne garantisce lo svolgimento svolge un servizio pubblico e ha diritto di farlo in sicurezza, sapendo con chiarezza cosa ha davanti. Dopo i fatti di Torino e Milano, a nostro parere vanno tenute distinte due cose: il diritto di manifestare, che nella nostra esperienza viene esercitato nella gran parte dei casi in modo pacifico, e gli episodi di violenza, che colpiscono prima di tutto chi manifesta pacificamente e chi lavora per proteggerlo. Ci chiediamo se le autorità abbiano chiarito, in modo sufficientemente netto, se i disordini siano riconducibili a chi ha organizzato i cortei o a soggetti diversi. A nostro parere, tenere separate le due posizioni è la prima tutela del diritto di manifestare: finché il confine resta incerto, ne paga il prezzo anche chi ha organizzato nel rispetto delle regole. Non si tratta di schedare il dissenso, ma di pretendere ciò che uno Stato di diritto deve ai suoi cittadini: rendere conto, a esiti accertati, delle responsabilità. A stabilirle sono gli esiti dei procedimenti, non, a nostro parere, alcune ricostruzioni circolate sui social e sui media, orientate ad attribuire etichette agli avversari di turno. C'è poi una questione che riguarda direttamente le nostre colleghe e i nostri colleghi. In via generale, ci chiediamo se i dispositivi di servizio siano sempre commisurati ai rischi valutati nella fase preparatoria dei cortei, e se chi opera in strada riceva indicazioni complete. È una domanda di metodo: quando un operatore di polizia viene colpito alla testa durante gli scontri, si pone anche un tema di sicurezza sul lavoro, e tra una ferita e un esito più grave la distanza è spesso minima. La sicurezza di chi è in piazza, con la divisa o senza, si costruisce con l'esercizio delle funzioni e con la responsabilità di tutti.
Nicola Rossiello Segretario Generale