Combattere "disagi e discriminazioni" un impegno "costante" per il Silp Cgil.
In occasione della Giornata internazionale contro l'omofobia, la transfobia e la bifobia, come Silp Cgil e Cgil abbiamo tenuto oggi a Firenze un interessante dibattito di studio, formazione e proposta su questi delicati argomenti.
Al mattino, con i colleghi Toscani e non solo in auto-formazione, il pomeriggio, presso la Cgil, con una interessante iniziativa dal titolo "responsabilità collettive, diritti individuali, lotta alle discriminazioni, relazione con le forze di polizia".
Il tema riguardava i diritti e le discriminazioni arrecate nei confronti di coloro che appartengono a razze o gruppi sociali e religiosi diversi, identità di genere comprese, oggetto dei c.d. "Hate Cimes" (crimini dell'odio).
A tale riguardo, in occasione delle giornata internazionale del 17 Maggio, Arcigay ha rivelato che, in un anno, si sono verificati almeno 104 episodi di omotransfobia nel nostro Paese, questo in base ad un monitoraggio delle sole fonti giornalistiche.
Gli eventi intercettati, secondo l'associazione, rappresenterebbero, però, solo una parte degli episodi che costituiscono il "sommerso" ancora esistente che impedisce alle persone lgbt di sporgere denuncia in ragione, anche, della propria condizione di fragilità e di esposizione ai pericoli peculiari della loro condizione.
Le persone omosessuali e transessuali sono, purtroppo, bersagli privilegiati di rapine, pestaggi, stupri. Inoltre, gay e lesbiche quando non visibili diventano oggetto di ricatti ed estorsioni come di derisione, di insulti, di limitazioni alle libertà personali, di discriminazioni, di bullismo a scuola, di mobbing sul lavoro".
Non esiste, poi, un identikit dell' omofobo; nel report dell'associazione "ci sono omofobi appartenenti alla classe dirigente, politici, funzionari pubblici, commercianti, studenti, padri e madri di famiglia. Sono italiani o stranieri e, soprattutto, sono giovani o vecchi."
L' omofobia, insomma, non ha età, ruolo sociale, provenienza geografica, estrazione economica o culturale. È "ovunque e colpisce le persone lgbt indistintamente, da sole, in coppia o in gruppo, nei luoghi affollati e in quelli isolati, di notte o in pieno sole" recita il medesimo rapporto.
L'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD) istituito nel 2010 dall'allora Capo della Polizia Manganelli, nasce proprio con lo scopo di agevolare le persone che sono vittime di reati a sfondo discriminatorio (hate crimes o crimini d'odio) nel concreto godimento del diritto all'uguaglianza dinanzi alla legge ed alla protezione contro le discriminazioni ma non "sostituisce" gli organi deputati alla ricezione delle denunce e al perseguimento degli specifici reati.
Una fattiva presa di coscienza del fenomeno passa, e' evidente, anche attraverso un'azione culturale tesa a sgretolare il pregiudizio e sostenere le persone fatte bersaglio dei crimini e delle parole d'odio perché la sola repressione, di per se', non è sufficiente.
Come Silp Cgil crediamo, quindi, che sia venuto il momento di aprire una discussione seria e concreta sulle azioni che é necessario mettere in campo, da qui si muove il nostro dibattito di oggi in occasione di questa Giornata Internazionale, momento che non può essere di sola analisi ma, anche, di fattiva proposta.
Passando dalle "parole ai fatti" abbiamo pertanto inteso creare, come O.S. della Cgil, degli appositi sportelli presso le Questure che ci consentano di agire da "ponte" tra la comunità lgbt e le forze di polizia cercando di facilitare la comunicazione e aiutare a dirimere le incomprensioni per generare, il più possibile, un clima di fiducia reciproco sperando con ciò di favorire anche le denunce.
La principale sfida da affrontare oggi in tema di lotta alla trans-omofobia è, infatti, il problema del sommerso, quindi dell’emersione attraverso le querele dei crimini trans-omofobici subiti dalle persone lgbt. Nella maggioranza dei casi le vittime non denunciano il reato o i reati subiti per svariate motivazioni:
1) Paura di una reazione negativa della polizia o di non essere presi sul serio;
2) Paura che il proprio orientamento sia rivelato in pubblico e/o ai familiari (outing);
3) Assenza di una legislazione che riconosca il movente del crimine come odio specifico verso l’orientamento omosessuale o l’identità di genere; quindi, in tanti casi, non riconoscimento del reato da parte della vittima che considera quanto subito non un abuso ma qualcosa “da mettere in conto se si è gay/trans/lesbiche”.
Per modificare questa situazione e incrementare il lavoro di raccolta delle denunce, bisogna far aumentare in maniera esponenziale la fiducia delle persone lgbt negli operatori della sicurezza, sia agendo sui pregiudizi della comunità lgbt, pubblicizzando un interesse e una volontà di presa in carico da parte della polizia dei crimini trans-omofobici, sia agendo sulla mancanza di familiarità degli operatori di polizia nei confronti del mondo lgbt.
L'obiettivo è pertanto quello di far emergere i reati sommersi, raccogliere e sistematizzare i dati, fare dei report del quadro esistente nel Paese.
Ma oltre a fornire supporto psicologico e legale alle vittime in divisa, lo sportello sarà anche un luogo dove fare formazione affinché chi porta un distintivo possa imparare al meglio a intervenire in caso di crimini legati all’odio in ragione del fatto che le forze dell’ordine sono le prime a raccogliere le segnalazioni dei cittadini ed è fondamentale che siano adeguatamente preparate, anche riguardo alle tematiche antidiscriminatorie”.
Tutto questo consapevoli del vuoto normativo esistente per la mancanza di una legge nazionale contro l'omotransfobia che fa si che, (dati dell'osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori) nell’89 % dei casi, le vittime di comportamenti discriminatori legati all’orientamento sessuale preferisca rivolgersi alle associazioni lgbt, mentre solo l’11 % chiede aiuto alle forze dell’ordine.
Lo sportello si rivolgerà anche al proprio interno attraverso la predisposizione di appositi questionari anonimi da distribuire tra il personale affinché si vadano a monitorare tutte quelle situazioni afferenti il disagio degli operatori a 360 gradi.
Per la nostra organizzazione sindacale le condizioni di "benessere" sono infatti importanti e le condizioni di vita e di lavoro del nostro personale devono essere la nostra prima preoccupazione al fine di prevenire l'insorgenza di stress negativo nonché di discriminazioni nell'ambiente di lavoro.
Lo sportello avrà, quindi, una "importante bivalenza" orientandosi dentro e fuori le diverse realtà affinché i diritti vengano, in ogni momento, effettivamente rispettati.
Lo spirito che anima questa iniziativa è soprattutto questo in un'epoca storica durante la quale i diritti vengono continuamente messi a dura prova.
In tal modo il Silp Cgil mantiene fede alla propria vocazione confederale operando per la tutela dei diritti delle donne e degli uomini in divisa con iniziative come quella odierna che, unitamente alle rivendicazioni al diritto del rinnovo contrattuale e alla riqualificazione delle carriere del personale, puntano al miglioramento della vita lavorativa dei colleghi.
Obiettivi che ci sentiamo di dover affrontare nell'interesse di tutti gli operatori che, malgrado disagi e disfunzioni, continuano ad assicurare il diritto alla sicurezza per i cittadini di questo Paese.
Roma, 17 Maggio 2016. Editoriale di Daniele Tissone Segretario Generale Silp Cgil