Con sempre maggior frequenza giungono segnalazioni presso questa segreteria nazionale in

relazione a situazioni critiche da parte del personale di Polizia impiegato nei servizi di scorta internazionale per i rimpatri. Tali criticità attengono spesso all'organizzazione dei servizi, che risultano talvolta inadeguati per quanto attiene la tutela del personale e principalmente concentrati al risparmio di spesa più che alla sicurezza degli operatori. Accade di frequente che il personale operante debba affrontare situazioni emergenziali che al contrario, con l'esecuzione di minimi accorgimenti e con l'applicazione precisa delle normative e delle disposizioni previste ad hoc da questa Direzione Centrale, si potrebbero scongiurare.

Nelle “Linee guida per i servizi di scorta a persone da rimpatriare” al punto 1.2 "IL DISPOSITVO DI SCORTA" viene stabilito : « ...la composizione e la consistenza numerica della scorta devono essere idonee ad assicurare un adeguato livello di sicurezza a bordo del vettore prescelto per l’esecuzione del rimpatrio».

Al punto 1.2.1, in particolare, viene indicato « ... il rapporto minimo da garantire sui voli di linea è di due operatori di scorta per ciascuna persona da rimpatriare. Tale aliquota può essere elevata in presenza di particolari motivi oggettivamente riconducibili a profili di pericolosità... ».

Gli accompagnamenti, invece, sembrano essere organizzati in tutto il territorio nazionale applicando solo il rapporto minimo di operatori previsto sui voli di linea, ovvero due operatori di Polizia per persona da accompagnare, senza una valutazione del rischio ben ponderata.

Si ritiene che ai fini della valutazione del rischio sia imprescindibile stimare realmente il tempo presunto per l'accompagnamento, gli scali previsti dal piano di volo, oltre alla pericolosità del soggetto, anche in relazione alla sua fisicità.

A tal riguardo si osserva che nonostante le chiare indicazioni contenute nelle Linee guida, esse non vengono rispettate e applicate.

Nel disciplinare la valutazione del rischio (punto 2.3), le stesse mettono in evidenza due distinti fattori:

- il primo prevede l’analisi del comportamento e l’oggettiva pericolosità del soggetto;
- il secondo prevede la valutazione dell’itinerario individuato e delle caratteristiche del vettore. Non a caso è prevista la necessità di evitare (per quanto possibile) il transito presso altri Paesi.

Sono queste infatti le principali ipotesi che accrescono oggettivamente i rischi connessi all’operazione di rimpatrio, attese le forti limitazioni all’esercizio dei poteri di polizia del personale di scorta in territorio estero.

A peggiorare questa situazione vi è il fatto, confermato dalla lunga esperienza maturata dal personale operante, che in territorio estero non vi è alcuna assistenza da parte delle Autorità consolari italiane, né tantomeno da parte delle autorità locali. Riteniamo quindi che il transito in aeroporti intermedi debba essere valutato, sempre e comunque, come elemento di indiscutibile aumento del rischio.

I rimedi per tali circostanze, seppur previsti dalle stesse linee guida, vengono invece disattesi da numerosi Uffici, che anziché assicurare un adeguato livello di sicurezza del dispositivo di scorta, scelgono sistematicamente il criterio economico mettendo a rischio la sicurezza dei propri operatori.

Questo oltre a mettere a repentaglio in primis la sicurezza del personale rischia anche, come è già avvenuto più volte, di far fallire l'operazione di rimpatri, producendo quale unico effetto una spesa a danno della collettività, senza raggiungere l’obiettivo, ovvero l’effettivo rimpatrio.

Altra questione da segnalare, in particolare per la sicurezza dell'operazione nel suo complesso, è la durata della missione in relazione al numero di operatori. Accade ad esempio che per un rimpatrio di un cittadino sudamericano, l’Amministrazione scelga di mandare solo due operatori a fronte di 20 ore di servizio tra volo e transito. A questo tempo è necessario aggiungere il periodo che il personale ha già impiegato per l’organizzazione dell’imbarco e della presa in carico dello straniero. E' del tutto evidente che in tali frangenti il personale impiegato nei servizi di scorta è di fatto costretto a mantenere e garantire la propria attenzione oltre ogni ragionevole limite psico-fisico.

La costante e rigorosa sorveglianza del soggetto da rimpatriare è certamente una caratteristica tipica della tipologia di servizio di cui si discute. Questa peculiarità non può essere garantita se il numero minimo degli operatori impiegati non permette l'alternanza che consenta una equilibrata distribuzione dell’attività e riposo per il recupero psicofisico durante il volo.

Ne deriva che anche il periodo di riposo da assicurare al personale operante è un elemento imprescindibile nell’analisi, perché spesso il tempo di permanenza nel Paese di destinazione non assicura il ristoro psico-fisico necessario, anche in considerazione del turno di servizio da svolgere all’indomani del rientro in Italia.

Solo applicando davvero la valutazione del rischio – già prevista dalle Linee guida – con la conseguente previsione di un rinforzo al dispositivo di scorta, è possibile garantire l’efficacia del servizio e rispondere agli standard di sicurezza.

Per le ragioni su esposte, questa Organizzazione chiede che:

  • vengano tassativamente applicate e rispettate le direttive previste nelle Linee guida, prevedendo inderogabilmente l’impiego del terzo operatore ogni qualvolta la durata del servizio si protragga oltre le 10 ore, in caso di scalo;

  • venga garantito obbligatoriamente un adeguato periodo di riposo post servizio per l’operatore che a parere di questa O.S. deve essere compreso tra le 24 e le 48 ore successive al ritorno in patria;

  • vengano rimborsate le eventuali spese di taxi per il raggiungimento dell’hotel e dell’aeroporto in relazione alle condizioni di sicurezza del Paese di destinazione. Tale richiesta è motivata dal dover garantire l'incolumità degli operatori di polizia, (donna o uomo), che debbano spostarsi all’interno di un Paese straniero, che non sempre garantiscono livelli di sicurezza adeguati.

    Per tali ragioni anche a seguito dell'odierno colloquio con la S.V., si chiede di avere una risposta chiara, anche per il tramite dell'Ufficio per le Relazioni Sindacali interessato ad oggi per conoscenza.

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